lunedì 27 luglio 2009

Le canzoni della pace

Tutto è partito da una canzone che non avevo sentita da più di 10 anni. Ero sulla bici e mi ha emozionato. Quasi, non me la ricordavo più. Poi, quando l’ho sentita, ho iniziato a pensare alle altre canzoni che parlano della pace. "Pace" nel senso più ampio della parola, canzoni contro la violenza, canzoni che parlano di fratellanza e di rispetto della natura.

Ho pensato che mi piacerebbe raccogliere una lista delle canzoni più belle sul tema della pace in diverse lingue del mondo. Per cui se conoscete una canzone, o una poesia, che parla della pace e della fratellanza, e che ha toccato il profondo del vostro cuore, non importa in quale lingua del mondo, fatemi sapere.

Per iniziare presento le cinque canzoni della pace che mi piacciono di più:

(1) La mia prima canzone preferita che parla della pace è “Imagine” di John Lennon. Potete pensare che sia una scelta scontata, ma non importa quante volte l’ho già sentita, ha le parole così semplici e allo momento così profonde, che mi emozionano ogni volta.

Imagine there's no countries,
It isn't hard to do,
Nothing to kill or die for,
And no religion too,
Imagine all the people
living life in peace...


Immagina che non ci siano le nazioni,
Non è difficile farlo,
Nulla per cui uccidere o morire,
E nessuna religione,
Immagina che tutti i popoli
Vivano la vita in pace..

(2) La seconda canzone di questa mia lista è quella che ha iniziato tutta questa riflessione - Krishna ni begane baaro (Krishna vieni presto), una canzone in 2 lingue – la maggior parte in inglese e alcune parole in Kannada, una lingua del sud dell'India. La canzone è del gruppo Colonial Cousins (Cugini coloniali), un gruppo composto da due cantanti - Hariharan, un cantante indiano e Leslie Lewis, un cantante inglese di origine indiana, e la canzone è un appello alla pace alle varie religioni del mondo.

Darkness coming around,
And every body fight with the brother
Every body wants control,
Don't hesitate to kill one-another
So come back as Jesus
Come back and save the world
Bless all the future of every boy and girl
Come back as Rama,
Forgive us for what we've done
Come back as Allah,
Come back as anyone


Il buio incombe
Persone lottano contro i fratelli
Tutti vogliono il controllo
e non esitano a uccidere uno o l'altro
Per cui torna come Gesù
Torna e salva il mondo
Benedici il futuro di ogni ragazzo e ragazza
Torna come dio Rama
Perdonaci per quello che abbiamo fatto
Torna come Allah
Torna come chi vuoi


(3) La mia terza canzone favorita è in italiano, cantata dal cantante italo-spagnolo Miguel Bose nel 1993-94, “I cieli dell’est”. L'idea di un sogno di un colore che non ha bandiere, lo trovo bellissima.

Sogna una Terra che guerre non ha

che ama la libertà

Sogna un colore che bandiere non ha
che ama la libertà sogna forte amore
E se senti gridare lontano

non avere paura perché

giuro che ci sarò io con te
sotto i cieli dell'est


(4) La quarta canzone della mia lista si chiama “Gurus of Peace”, (i guru della pace) ed è stata cantata da un cantante pakistano, Nusrat Fateh Ali Khan, e un cantante indiano, A. R. Rahman, insieme ad un coro di bambini. Le parole di questa canzone sono in 3 lingue - hindi, urdu e inglese e le trovo bellissime. Il contrasto tra il richiamo dei bambini (What are you waiting for – cosa aspettate?) insieme alla voce ruvida di Nusrat Fateh Ali, mi piace molto. Questa canzone chiede di dimenticare il passato delle guerre e di costruire un futuro di pace tra le nazioni.


Chanda suraj laakhon taarehain jab tere hi yeh saare

Kis baat par hothi hai phir thakraarein


Keenchi hai lakkeere is jameen pe par na keencho dekho
Beech mein do dilon ke yeh deewaarein
Duniya mein kahin bhi, dard se koyi bhi…
Duniya mein kahin bhi, dard se koyi bhi
Thadpe to humko yahan pe
Ehsaas uske zakhmon ka ho ke
Apna bhi dil bhar bhar aaye roye aankhein

Luna, sole, migliaia di stelle
quando sono tutte vostre
Allora cosa avete da litigare
Le linee tracciate sulle terre,
non tracciate li tra i vostri cuori
Non importa chi nel mondo ha male
Il tuo cuore dovrebbe sentire il suo dolore
Che sei consapevole delle sue ferite
Che il tuo cuore si riempie con le sue lacrime

(5) Al quinto e ultimo posto in questa lista, vorrei scegliere una canzone di Michael Jackson. Lui ha diverse canzoni che possono entrare nella categoria delle canzoni di pace. Per esempio, "The earth song" (La canzone della terra) o "Heal the world" (Guarisci il mondo). Comunque, per questa lista ho scelto Black or White (Bianco o nero) perché parla delle discriminazioni sulla base del colore della pelle e allo stesso momento, ha un bel ritmo.



They Print My Message In The Saturday Sun
I Had To Tell Them I Ain't Second To None
And I Told About Equality An It's True
Either You're Wrong Or You're Right
But, If You're Thinkin' About My Baby
It Don't Matter If You're Black Or White


Hanno pubblicato il mio messaggio sul giornale Saturday Sun
Ho dovuto dirli che non ero secondo a nessuno
e ho raccontato a loro dell'uguaglianza, ed è vero
che sei giusto o sei sbagliato.
Ma se stai pensando alla mia bambola
Non importa che sei bianco o nero.


Allora cosa pensate dalle canzoni che ho scelto? e al mio posto, cosa avreste scelto voi? Quali canzoni di pace vi piacciono di più?

domenica 26 luglio 2009

Vogliamo essere amici

Sembra che il prossimo sabato, 1 agosto, sia il giorno del ultimo appuntamento con il ciclo Amori Con.. Turbanti 2009.

Ieri sera, non ho guardato “La Verità negli occhi” (titolo originale, “Laaga chunari mein daag”, Yashraj films, India 2007) nonostante la bella Rani Mukherjee. Per molto tempo avevo un’immagine di questo film come lo sfondo per il computer e il 2007. Era uno dei film più attesi di quel anno. Ma ieri sera non avevo voglia di riguardare questo film, avevo già fatto a guardarla la prima volta.




Il 2005 era stato l’anno di Rani Mukherjee, quando l’attrice era apparsa in 3 dei film più importanti, apprezzati dal pubblico e dalla critica – (1) Black, la storia di una ragazza cieca e sorda e del suo insegnante affetto da alzheimer, in parte ispirata dalla storia di Helen Keller; (2) Banti aur Babli, la storia di due ladruncoli simpatici; e, (3) Paheli (Il rompicapo), la storia di un fantasma che si innamora di una sposa.

La parola “Rani” significa regina, e nel 2005, Rani era la regina, l’attrice più importante di Bollywood.

Dal 2006 in poi, nessun film di Rani ha trovato successo – Babul (La casa del padre, 2006), Tara Rum Pum (2007), Thoda Payar thoda magic (Un po’ d’amore e un po’ di magia, 2008), ma tra tutti i film, la delusione più grande era proprio, “La verità negli occhi”.


Il parere dei critici era - “La verità negli occhi” poteva andare bene negli anni settanta e ottanta, ma nell’India degli anni novanta con le liberalizzazioni, il boom economico e l’arrivo dell’informatica e dei call centre, non era molto credibile parlare di “difficoltà di trovare lavoro per le persone educate” e di dover prostituirsi per mancanza di alternative. Diversi film del genere avevano avuto grande successo in passato, e le tre attrici principali del film, Rani Mukherjee, Konkana Sen (nel ruolo della sorella più giovane) e Jaya Bhaduri (nel ruolo della madre) erano brave, ma il film fu rifiutato dai critici e dal pubblico in India.

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L’ultimo film del ciclo Amori con ... turbanti, programmato per il sabato 1 agosto 2009, “Vogliamo essere amici” (Mujhse dosti karoge, Yashraj films, 2002) è il primo film del ciclo che ha tradotto il titolo originale letteralmente, e avrà le due attrici insieme – Kareena Kapoor di “l’Amore arriva in treno” e Rani Mukherjee.



Il film non aveva trovato grandi consensi in India quando era uscita, ma aveva una trama tipicamente Bollywoodiana, con un intreccio complicato di persone che si amano, ma non riescono a dirlo o che decidono di sacrificare il proprio amore per un senso di dovere o d’amicizia. I protagonisti principali del film erano vagamente ispirati dai 3 personaggi del fumetto americano “Archie”, con il ragazzo simpatico e bello che corre dietro alla bella ma egoista Veronica mentre la più semplice e genuina Betty è innamorata di lui. Nel film, questi tre personaggi diventano Raj (Hrithik Roshan), Tina (Kareena Kapoor) e Pooja (Rani Mukherjee).

Il film ha altri elementi tipici di Bollywood – per esempio, in alcuni film indiani, i dei giocano un ruolo importante e quando tutto sembra oramai perso, combinano qualche miracolo per arrivare a una conclusione felice del film. Anche “Vogliamo essere amici” ha un intervento divino alla fine. E come molti film indiani, ha anche una danza “medley” – ciò è, una danza dove diverse persone cantano qualche riga delle canzoni vecchie e famose.

La canzone più famosa del film era “Jaane kabse dil mein hai tu” (Non so da quando sei dentro il mio cuore).

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Altri articoli sul ciclo Amori con...turbanti, li potete trovare su Kalpana.

domenica 19 luglio 2009

Per gli ammiratori di Shahid Kapoor

"Ishq Vishk" ("Amore Sciamore" 2003, è un modo indiano di allegare una seconda parola senza senso che rima con la parola per darla più enfasi) era il primo film di Shahid Kapoor come attore, ed ha ottenuto un discreto successo commerciale. Il film presentava le avventure sentimentale di un ragazzo universitario. 

Shahid è un bravo danzatore, per diversi anni ha frequentato una scuola di danza e prima di fare attore, ha ballato in alcuni film. Secondo me, essere un danzatore troppo bravo è un problema perché in quasi ogni film, lui ha più o meno la stessa danza!

Dopo il primo film, per qualche anno, i film di Shahid non hanno trovato grandi consensi. Tra questi vi erano 3 film con Kareena Kapoor - China Town, Fida (Innamorato pazzo) e Chup chup ke (Di nascosto). Quest ultimo film Chup Chup ke (2006), con Kareena Kapoor nei panni di una ragazza muta, ha avuto un discreto successo.

All'ultima settimana del 2006 è uscito Vivah (Il matrimonio), la storia di un matrimonio combinato che segue il processo di innamoramento dei due promessi sposi, ed ha trovato grande successo. In questo film, Shahid era di nuovo con l'attrice Amrita Rao. 

Poi il successo di "Jab we met" (L'amore arriva con treno) ha consolidato la posizione di Shahid in Bollywood e ora lui è considerato tra gli attori più popolari. "Kaminey" (Bastardi), il nuovo film che uscirà fra qualche settimana, avrà Shahid in doppio ruolo di due gemelli, uno un ragazzo semplice e l'altro, un buono a nulla. In questo film, Shahid fa la coppia con Priyanka Chopra, con la quale, si dice, che ha una storia sentimentale. 


Per gli ammiratori di Kareena Kapoor

Un amico che guardato ieri sera "L'amore arriva con treno" è rimasto folgorato da Kareena Kapoor e voleva sapere quali altri film aveva fatto Kareena.

Il primo film di Kareena era "Refugee" (Rifugiato) uscito nel 2000, dove era una ragazza del Bangladesh che vive nel Pakistan, vicino alla frontiera con l'India che si innamora di un ragazzo che fa corriere dei clandestini, aiutandoli ad attraversare le frontiere tra i due paesi nel deserto. 

"Kabhi Khushi kabhi gham" (Qualche volta gioia, qualche volta tristezza), il film di Karan Johar uscito alla fine del 2001 era il primo grande successo commerciale di Kareena, ma il film aveva molti attori famosi. In questo film, pieno di attori più importanti di Bollywood, da Shahrukh Khan, Amitabh Bacchan e Hrithik Roshan a Kajol e Jaya Bhaduri, Kareena faceva la parte di una ragazza moderna cresciuta a Londra. Il film raccontava la storia di un ragazzo ricco che si innamora di una plebea, ed è costretto a lasciare la casa. 

Per diversi anni, nessun film di Kareena ha trovato il grande successo commerciale, anche se Kareena ha dimostrato le sue capacità della recitazione in diversi film come "Chameli" del 2003, la storia di una notte di pioggia in una strada di Bombay. In questo film, Kareena Kapoor era "Chameli", una prostituta, e per questo film lei ha vinto il premio 2003 come la miglior attrice.

Nel 2008, è uscito il primo film di Kareena con Saif Ali Khan - "Tashan" (anche se nel film, lei faceva coppia con Akshay Kumar, il protagonista di "Sposerò mia moglie"), con Saif, lei attualmente convive. La sua storia sentimentale con Saif nel 2007 ha segnato la fine della sua storia con Shahid Kapoor. Anche "Tashan" non ha trovato il successo commerciale, ma nessuno ha potuto negare il successo e il fascino personale di Kareena. 

"Jab we met" (L'amore arriva con il treno) è stato il primo successo vero grande successo commerciale da solista di Kareena e per questo film lei ha vinto anche il premio 2007 per la migliore attrice.

Qualche settimana fa è uscito l'ultimo film di Kareena in India, "Kambhakkht ishq", dove fa la coppia di nuovo con Akshay Kumar (il protagonista di Sposerò mia moglie). Anche questo film ha avuto successo popolare, anche se per la ennenisma volta lei si veste nei panni di una ragazza egoista e superficiale e in generale il film è una commedia volgare e cruda.

Kareena fa parte anche del quarto film del ciclo "Amori con ... turbanti" - ciò è, "Vogliamo essere amici" (titolo originale "Mujhse dosti karoge, 2002), programmato per l'8 agosto, dove di nuovo lei recita la parte della ragazza moderna, superficiale e egoista.

Amori senza turbanti


“L’amore arriva in treno” era un massacro di “Jab we met”, con dei tagli selvaggi e incredibili. Forse sono partiti con l’idea di un tempo massimo di 90-95 minuti e hanno tagliato per stare dentro quel tempo massimo. La durata del film originale è di 138 minuti per cui, alla fine hanno tagliato circa 45 minuti del film.

I tagli non erano soltanto delle canzoni e delle danze, intere scene mancavano, sopratutto nella parte iniziale quando i due protagonisti principali perdono il treno. Il taglio più crudele e incomprensibile è della scena finale, quando i due protagonisti, oramai già sposati, tornano a trovare il vecchio nonno, accompagnati dalle due figlie gemelle.

Ma i film non sono arte? Chi ha dato questo diritto alla Rai Uno di tagliare, massacrare e censurare questi film?

***

Non so chi è responsabile di scegliere i film, ma forse è qualcuno che non conosce bene il mondo di Bollywood e magari si è lasciato influenzare dagli amici? Altrimenti, non si capisce la scelta del prossimo film del ciclo, programmato per il 25 luglio, “La verità negli occhi” (titolo originale “Laaga chunri mein daag”, letteralmente significa, “La tua sciarpa si è macchiata”).



“La verità negli occhi” (2007) è stato prodotto da Aditya Chopra della famosa casa di produzione Yashraj Films, famosa per i film romantici. Il film è stato criticato dalla critica per i suoi personaggi stereotipati e ed era stato rifiutato anche dal pubblico.

Il film aveva tre delle attrici più brave di Bollywood – Rani Mukherjee (che allora era considerata la regina di Bollywood), Konkana Sen (un’attrice “seria” per la prima volta in un film commerciale) e Jaya Bhaduri Bacchan (un’attrice famosa degli anni millenovecento settanta e ottanta, che è tornata in questo film nel ruolo della madre). Queste 3 attrici erano accompagnate da 2 attori famosi Abhishekh Bacchan e Kunal Kapoor, insieme a Anupam Kher, nel ruolo del padre.

Nonostante tutti questi bravi e famosi attori, e belle scene di Varanasi, il film non era gran ché forse perché aveva una storia da vecchie melodramme – una famiglia che perso una causa legale, si sta sciovolando verso la povertà, la vecchia mamma fa piccoli lavori per mandare avanti la famiglia. La figlia maggiore Vidhavari (Rani Mukherjee) decide di lasciare la casa per cercare un lavoro e parte per Mumbai (Bombay), dove non trova altro, diventa una prostituta di alto bordo e manda i soldi a casa per far studiare la sorella minore (Subhavari). La sorella minore viene a Mumbai e scopre che la sua sorella maggiore faceva la prostituta ....

In un breve ruolo di una prostituta-cantante di Varanasi, c’è anche Hema Malini, l’attrice più importante di Bollywood degli anni millenovecento settanta e ottanta, ancora oggi affascinante. Purtroppo con questa mania di tagliare le scene, è probabile che i telespettatori di Rai uno non vedranno Hema Malini.

Anche se con il doppiaggio, i telespettatori italiani non se ne accorgeranno, ma per me la novità del film era anche l’uso del modo particolare di parlare di Varanasi.



martedì 14 luglio 2009

Musica e canzoni nei film di Bollywood

Musica e canzoni, qualche volta accompagnate da danze sono una parte integrante dei film di Bollywood, che servono a esprimere, sottolineare o esaltare un’emozione. Spesso le canzoni sono cantate da cantanti professionisti e non dagli attori, e per questo motivo le cantanti si chiamano “play back” (ciò è, “cantano di dietro”), e forse il termine viene dai tempi, quando i cantanti veri si sedevano dietro gli schermi e cantavano.

Tra le cantanti femmine, fino a 10-15 anni fa, la cantante più importante era Lata Mangeshkar. Oggi ottantenne, canta raramente ed è conosciuta sopratutto per le canzoni radicate nella tradizione indiana. Anche sua sorella di qualche anno più giovane, Asha Mangeshkar Bhosle, è stata una cantante famosa, sopratutto per le canzoni pop, influenzate dalla musica inglese, oggi si sente meno. Tra i cantanti maschi, i nomi più famosi erano quelli di Kishore Kumar e Mohammed Rafi. In quelli anni, tra 1960 e il 1990, questi 4 cantanti cantavano circa il 90% di tutte le canzoni dei film di Bollywood.

Oggi invece la situazione è cambiata radicalmente, ormai esistono una ventina di cantanti più o meno famosi, e nuove voce continuano a arrivare.

Le canzoni dei film possono essere classificate in 3 gruppi principali: (1) canzoni basate sulla musica classica indiana, (2) canzoni basate sulla musica folk o rurale di diversi stati indiani, e (3) canzoni basate sulla musica rock e pop occidentale.

In generale, ogni film di Bollywood ha un direttore di musica per le canzoni e un direttore di musica per il resto del film. Spesso, i direttori di musica sono 2-3 persone che insieme costituiscono un gruppo.

Il prossimo film del ciclo “Amori Con ...Turbanti” - "L'Amore arriva con il treno" (titolo originale, Jab We Met), ha 5 canzoni: 2 canzoni basate sulla musica folk del Pangiab (Punjab) – Nagada Nagada (Tamburo, tamburo) e Maugia hi maugia (Divertimento, più divertimento), entrambe usate per le danze; 2 canzoni basate sulla musica pop occidentale con qualche influenza indiana – Yeh ishq hai (Dio, questo amore) e Aao milo chalo (Vieni, incontra, andiamo); e una canzone basata sulla musica classica indiana – Aaogo jab tum (Quando tu verrai).

Il direttore di musica per le prima 4 canzoni si chiama Preetam mentre l’ultima canzone, “Aaoge jab tum” è stata composta da Sandesh Shandilya. Questa canzone, “Aaoge jab tum” è basata sul raga Kumud (il sistema di musica classica indiana è basata sui “raga”, e ogni raga permette uso di soltanto alcune note musicali.

Normalmente, la musica classica indiana usa voce come uno strumento musicale, per cui le parole non hanno molta importanza e sono le note musicali che devono esprimere un’emozione. Invece nel film, le parole della canzone hanno un significato e vi sono alcuni pezzi composti soltanto di note musicali.

Questa canzone fa parte della musica di sottofondo, quando il film racconta la delusione d’amore di Geet, protagonista del film, e penso che non sarà tagliata.

Questa canzone è stata cantata da Ustad Rashid Khan, una delle nuove voci della musica classica indiana.

Adesso, leggete la trascrizione delle parole e i loro significati e lo guardate di nuovo. La canzone ha le parole allegre invece la melodia è triste. Le parole hanno molti riferimenti a Sawan (stagione delle piogge) che è la stazione della felicità e amore. Dopo i tre mesi più caldi del anno (aprile, maggio e giugno), dominati da temperature sopra i 40 gradi che bruciano tutto, quando arrivano le piogge, le temperature calano, gli alberi diventano verdi, ed è per questo che spesso gli indiani quando vedono le nuvole dicono “Che bello!”

Aaoghe giab Tum O Saagiana, Aaoghe Jab Tum O Saagiana
(Quando tu verrai amore)

Angana fool Khilenghe
(Nel cortile sbocceranno i fiori)

Barsega Saawan, Barsega Saawan Jhoom Jhoom ke
(Le nuvole porteranno la pioggia, le nuvole ubriache – letteralmente, le nuvole che non sanno camminare diritto)

Do Dil Aise Milenghe
(Due cuori si incontreranno)

Aaoge Jab Tum O Saajana, Angana Phool Khilenge
(Quando tu verrai amore, Nel cortile sbocceranno i fiori)

Naina Tere Kagiaraare Hai, Naino Pe Hum Dil Haare Hai
(i tuoi occhi sono neri, ho perso il mio cuore a questi occhi)

Angiaane Hi Tere Naino Ne Waade Kiye Kayi Saare Hai
(Incoscienti, i tuoi occhi mi hanno fatto tante promesse)

Saanson Ki Lay Madham Chalein, Tose kahe
(Il ritmo del respiro, leggermente affannato, ti dice)

Barasega Saawan, Jhoom Jhoomke, Do Dil Aise Milenge
(Le nuvole porteranno la pioggia, le nuvole ubriache, Due cuori si incontreranno)

Aaoge Jab Tum Ho Saajana, Angana Phool Khilenge
(Quando tu verrai amore, Nel cortile sbocceranno i fiori)

Ka ba ba sa sa re ga ga
(note musicali)

Chanda Ko Taaku Raaton Mein, Hai Zindagi Tere Haanthon Mein
(Guardo alla luna durante le notti, la mia vita è nelle tue mani)

Palkon Pe Jhilmil Taarein Hain, Aana Bhari Barsaaton Mein
(Ho le stelle luccicanti (lacrime) sulle ciglia degli occhi, vieni da me quando pioverà)

Sapnon Ka Jahaan, Hoga Khila Khila
(Il mondo dei sogni, sarà in piena fioritura)

Barasega Saawan Jhoom Jhoomke, Do Dil Aise Milenge
(Le nuvole porteranno la pioggia, le nuvole ubriache, Due cuori si incontreranno)

Pa ni sa re ma ma ga ga ga
ga re re re ga re da ni re re ma da ni da da
da ni da pa ma ma ma da da ma re pa ga
ga ma da ni sa sa re pa ma ma ga ga ga re ga sa
(Note muscali)

Angana phool khile
(Nel cortile sbocceranno i fiori)

pa ni da ni da sa re ma ma ma ma ga
(Note musicali)

Angana phool khile
(Nel cortile sbocceranno i fiori)

ma ma pa ni da re ma pa re re sa da
re pa pa ma ma ga ga
(Note musicali)

Se riuscite a imparare qualche riga di questa canzone, fatemi sapere. E’ la mia canzone preferita di questo film, magari un giorno possiamo cercare di cantarla insieme!

domenica 12 luglio 2009

L’amore arriva con il treno


Il prossimo film del ciclo Amori Con-Turbanti programmato per il 18 luglio è “L’amore arriva con il treno” (India, titolo originale “Jab we met” che significa “quando ci siamo incontrati”, regista Imtiaz Ali, 2007). (Nella foto, un momento durante le riprese del film)



Il film è tra i più grandi successi commerciali di Bollywood in India degli ultimi anni, che ha reso Kareena Kapoor, la protagonista femminile principale del film, tra le attrici più pagate di Bollywood.

Trama: Giovane e senza esperienza, Aditya Kashyap (Shahid Kapur) diventa il titolare di un grande business a Bombay dopo il suicidio del padre, mentre sua madre si è messa con il miglior amico di suo papà. Al lavoro sembra che niente va per il verso giusto e gli investitori ed i dipendenti non hanno fiducia in lui. Le azioni del suo business valgono poco. La sua ragazza decide di lasciarlo.

Sfiduciato e depresso, con una vaga idea di suicidarsi, Aditya sale su un treno e incontra Geet Dhillon (Kareena Kapoor). Geet (pronunciato Ghiit) è una giovane ragazza sikh, ficcanaso e chiacchierona. Aditya cerca di dirle che non ha voglia di parlare ma non è facile far chiudere la bocca a Geet. Così iniziano le avventure di Aditya e Geet, che quella notte perdono il treno e Geet obbliga a Aditya di accompagnarla a casa in Pangiab (Punjab).

Geet deve tornare a casa a Bhatinda nello stato di Pangiab per sposarsi con un ragazzo scelto dalla famiglia, ma non ha nessuna intenzione di accettare la scelta della famiglia perché è innamorata di Anshuman (Tarun Arora), un ragazzo indù che abita a Shimla in montagna. Durante il viaggio, Geet capisce che Aditya si sta innamorando di lei.

“E’ vero che ti amo, ma non devi preoccuparti per questo. E’ solo un mio problema e mi arrangerò”, Aditya le risponde.

A casa di Geet, Aditya viene presentato come “un amico che mi ha aiutato durante il viaggio e senza di lui sarei stata in un grosso pasticcio”. Geet usa Aditya per creare un malinteso con il ragazzo scelto per lei dalla sua famiglia e poi, di notte costringe Aditya di scappare da casa sua ed accompagnarla fino a Shimla.

“Anshuman è indù e la mia famiglia vuole un ragazzo sikh per me. Voglio scappare e sposare Anshuman e dopo tornerò per chiedere la benedizione alla mia famiglia. Una volta sposati, nessuno potrà farci niente”, Geet spiega a Aditya, il quale si lascia convincere.

A Shilma, Aditya lascia Geet davanti all’hotel di Anshuman e torna a Bombay. Ha imparato la filosofia della vita da Geet e ha trovato il coraggio di affrontare i problemi del suo business. Lui continua a pensare a Geet e in tanto passano mesi.

Poi un giorno all’improvviso trova il padre e lo zio di Geet nel suo ufficio. “Vigliacco, alla fine ti abbiamo rintracciato. Dove è nostra figlia, era scappata con te? Vogliamo vederla”, loro dicono.



Aditya resta sorpreso. Cosa può essere successo a Geet? Geet gli aveva promesso che avrebbe sposato Anshuman e poi insieme al suo marito si sarebbe tornata dalla famiglia per chiedere la loro benedizione.

“Geet non è con me in questo momento, ma datemi 5 giorni e la porterò a casa vostra”, alla fine Aditya promette. E’ così, di nuovo Aditya parte per un nuovo viaggio alla ricerca di Geet.

Altre notizie relative agli attori del film: Quando è stato girato questo film, Shahid Kapur e Kareena Kapoor erano una coppia anche nella vita reale e si sono separati quando il film è arrivato nelle sale, per l'enorme delusione dei loro fans.

Shahid Kapur è figlio del attore Pankaj Kapur e dell’attrice del teatro, Nilima Kazim, lui indù e lei musulmana, ed è per questo che Shahid ha il nome musulmano e il cognome indù. I genitori di Shahid si sono separati quando lui era un adolescente poi, suo padre ha sposato l’attrice Supriya Pathak. Mentre Pankaj Kapur, Nilima Kazim e Supriya Pathak sono tutti famosi come bravi attori, Shahid ha ottenuto più successo popolare sopratutto come un “chocolate face hero” (ragazzo con la faccia da cioccolatino), ben amato dalle adolescenti.

Kareena Kapoor invece appartiene alla famosa famiglia di Raj Kapoor, un attore e regista degli anni cinquanta e sessanta. Suo padre, Randhir Kapoor e sua madre, Babita, hanno recitato insieme in molti film negli anni settanta e ottanta e anche sua sorella maggiore, Karishma Kapoor, è stata una delle attrici più pagate degli anni novanta.

Attualmente, Kareena convive con l’attore Saif Ali Khan, figlio dell’attrice Sharmila Tagore e fratello dell’attrice Soha Ali Khan. L'attore Rishi Kapoor, nel ruolo di Manmohan Singh, padre della protagonista Jazz nel film "Sposerò mia moglie", primo film del ciclo Amori Con-Turbanti, è lo zio di Kareena, fratello di suo padre.

Comunque, le radici della famiglia di Kareena arrivano molto lontane nel mondo di Bollywood, con parenti, zii, cugini da tutte le parti e ci vorrebbe troppo tempo per spiegarle tutte.


Amori Con Turbanti 2009 (2)

Alla fine è iniziato il ciclo di film indiani su Rai 1, Amori con-turbanti. Il film di ieri sera era “Sposerò mia moglie” (Namastey London). Il film originale durava 2 ore e 17 minuti mentre il film presentato alla TV è durato 1 ora e 49 minuti, percui circa il 30 minuti del film erano stati tagliati – sopratutto le danze e le canzoni, ed è un peccato.
Per quanto riguarda il doppiaggio, mi è sembrato molto meglio da quello eseguito nel 2008, tranne che per Akshay Kumar, che non è stato doppiato bene.
Alcune frasi brevi e una parte dei dialoghi erano stati lasciati in Hindi o in Pangiabi (Punjabi), ma i doppiatori che li recitavano non avevano idea di come pronunciarli, per cui erano quasi incomprensibili. Non so dove viene eseguito il doppiaggio, ma diverse città italiane, tra le quali Torino, Milano, Venezia, Bologna, Roma, ecc. hanno corsi universitari di lingua Hindi e forse possono coinvolgere loro per avere un aiuto sulla pronuncia (o magari coninvolgere qualcuno della comunità indiana locale).
Il film aveva qualche canzone di sottofondo (tutte cantate dal cantante pakistano, Rahat Fateh Ali Khan), forse sarebbe stato meglio avere dei sottotitoli per capire il senso delle parole.
Il prossimo film del ciclo è L’Amore arriva con il treno (Jab we met). E’ un film da non perdere. Il film ha diverse canzoni e danze carine, ma immagino che saranno tutte tagliate. 

PS: Alla fine un consiglio per tutte le persone che cercano la musica dei film indiani - non li troverete digitando "sposerò mia moglie" o "L'amore arriva con il treno". Usate il nome originale del film (Namastey London o Jab we met) e troverete le canzoni subito. Molti video delle canzoni sono disponibili su Youtube.

sabato 11 luglio 2009

Il G8 e Berlusconi nella stampa inglese


Forse Berlusconi non ha mai avuto degli ammiratori nella stampa inglese. Anzi, la maggior parte degli articoli sul tema che ho letto nei giornali inglesi anche negli anni passati, erano sempre critici verso la sua figura.

Non sono mai stato un ammiratore di Berlusconi, ma comunque, la ferocia degli attacchi contro di lui in questi giorni, mi ha sorpreso un po’. La critica di Berlusconi nella stampa inglese contiene una critica sottointesa di tutti gli italiani per dire come “che tipo di persone sono questi italiani che nonostante tutti gli scandali scelgono un tipo come Berlusconi?” Qualche volta, anch’io mi chiedo la stessa cosa, ma penso che l’attuale critica è diventata un po’ isterica e ipocrita.

L’ultimo numero di Internazionale (n. 803) riporta un editoriale di The Guardian, dove è scritto:

“La cosa più difficile da capire è se l’Italia, dopo un decennio di difficoltà economiche, abbia oggi i requisiti per sedere a un qualsiasi tavolo internazionale. Nel suo indice di libertà economica, che misura la libertà di lavorare, consumare e investire senza limitazioni imposte dallo stato, la Heritage Foundation mette l’Italia al 76° posto, dietro Kirghizistan, Mongolia e Madagascar. .. I politici italiani, insomma, sono considerati meno affidabili di quelli del Pakistan, della Bielorussia, dell’Azerbaigian, del Senegal e della Sierra Leone.”

Non so cosa sia l’Heritage Foundation ma questa fondazione forse misura la facilità con cui le multinazionali possono entrare e agire in un paese in un esempio di liberalismo sfrenato, e in questo caso, forse è meglio così che il governo italiano non ha completamente dimenticato le proprie responsabilità. Comunque, secondo me fare questo tipo di paragoni, non è da una persona normale. Probabilmente, l’autore non è mai stato fuori dall’Europa, e sicuramente non è stato in Pakistan or Sierra Leone o in altri paesi che nomina.

L’altro giorno ero a Londra e sul giornale serale, The Evening Standard di 9 luglio, ho trovato un articolo di Rachel Johnson, “Shame on the no shows for the Silvio’s big day” (Vergogna a tutti quelli che hanno deciso di abandonare il grande momento di Silvio). In questo articolo, pieno di sprezzante sarcasmo, la signora Johnson parla di Mara Carfagna come “un ex modella che posava in nudo e era stata una delle concorrenti al concorso di Miss Italia”. Non so molto della signora Carfagna, e se la conoscessi forse non mi piacerà né anche lei, ma parlare di una persona in questi termini mi sembra tanto sessista e bigota. Le ragazze che posano in nudo o le concorrenti di Miss Italia sono tutte ragazze senza cervello da disprezzare, secondo lei. Dato che la signora Carfagna, già fa la ministra da molti mesi, sarebbe stato meglio parlare del suo lavoro come ministra e criticare suo operato invece di lanciare attacchi contro la sua persona.

Concordo pienamente che il cosidetto “pacchetto sicurezza” varato dal governo italiano contiene misure populiste vergognose, ma il comportamento del governo inglese riguardo le misure contro gli emigrati non mi sembrano poi così tanto diverse.

Mi ricordo ancora gli orrori dei test di verginità ai quali venivano sottoposte le ragazze asiatiche che venivano in Regno Unito per sposare un inglese-asiatico. Non so se queste misure sono ancora vigenti. Mi ricordo anche i racconti di violenze anti-"paki" e anti-neri in Regno Unito, che mi facevano tanto paura qualche decennio fa, quando ancora l’Italia non conosceva il fenomeno dell’emigrazione.

Penso che il Regno Unito ha avuto più tempo per fare i conti con l’emigrazione e forse ha trovato un suo equilibrio oggi, mentre gli italiani stanno ancora cercando di abituarsi al fatto che anche le persone di pelle nera o con gli occhi a mandorla possono essere italiani. In questo senso forse la violenza contro gli stranieri in Italia può essere paragonata alla violenza contro gli stranieri in Regno Unito degli anni settanta e ottanta, e che forse anche Italia troverà un suo equilibrio, sopratutto se avrà i governi capaci che non vorrano cavalcare l’onda populista e avrà le nuove generazioni cresciute in classi miste di oggi.

E’ vero che in The Evening Standard, quando parlano di persone di origine straniera, non parlano delle origini delle persone, usano soltanto il nome e cognome, e basta. Per esempio, nello stesso giornale del 9 luglio, c’è la notizia del suicidio del giovane manager Anjool Malde e la notizia del racket per i DVD pirati gestiti da famiglia Khalid Sheikh, due nomi chiaramente “non inglesi”, ma le notizie parlano di loro come qualsiasi persona inglese senza parlare dei loro origini. Dal articolo essi sembrano cittadini inglesi e basta, il loro origine non è importante.

In confronto, in Italia ogni volta che succede qualcosa, i giornalisti insistono a nominare le origini delle persone, parlano di romeni, marrochini, pakistani, ecc. in toni che suscitano diffidenza e rabia contro gli stranieri. Anche quando la persona ha la cittadinanza italiana, i giornalisti italiani né parlano in termini che sottolinea le loro origini straniere (per esempio, “egiziano con passaporto italiano”, quasi per dire che la persona non è veramente italiana), per non riconoscere il loro diritto di considerare l’Italia come il proprio paese. La parola “extra-comunitario” che piace così tanto ai giornali italiani, avrà tutte le sue gistificazioni burocratiche ma penso che sia una parola molto violenta, perché esclude le persone di considerarsi parte di una comunità dove vive.

Ma forse questo atteggiamento dipende dal fatto che come molti italiani, molti giornalisti non si sono ancora abituati a questa Italia multietnica e multiculturale, e spero, con tempo le nuove generazioni di giornalisti sapranno essere più realiste e meno razziste.

Non voglio dire che dobbiamo smettere di lottare contro le leggi ingiuste e la società ingiusta, ma allo stesso tempo, non si può disprezzare e denigrare tutto il paese solo perché Berlusconi non ci piace.

venerdì 10 luglio 2009

“Potere morbido”: La telenovela Indo-Brasiliana “Caminho das Indias”


E’ da un po’ che ho sentito parlare di questa nuova telenovela brasiliana “Caminho das India” (Cammino dell’India) sul canale Globo che è tra i programmi più popolari in Brasile. Gli amici brasiliani all’improvviso si dimostravano molto consapevoli delle questioni più svariate legate all’India - dalla moda indiana alle caste, e poi usavano qualche frase in Hindi come “Theek hai” (va bene). Un amico indiano che era andato in Brasile ha raccontato che un benzinaio, quando ha saputo che era indiano, gli ha chiesto se era un bramino o era un dalit! Poi mi hanno raccontato di un nuovo locale di Salvador, tutto ambientato sul tema India.



Così ho guardato qualche episodio della telenovela sul Youtube. La storia riguarda un ragazzo dalit (ragazzo delle cosidette “caste basse”), che si chiama Bahuan, fa l’ingeniere informatico ed è innamorato di una ragazza Maya che appartiene ad una famiglia di alta casta, e la storia passa da Jaipur a Dubai fino al Brasile. Tutti gli attori sono brasiliani e come molte telenovelas indiane, è piena di colpi di scena, complicate storie di amori, impossibili, intrighi e tradimenti.

Quando ho visto questi episodi della telenovela, ho pensato che da una parte questa riprende tutte le questioni cliché del mondo di Bollywood, ma li tratta in maniera più libera e fantasiosa. Per esempio, il ragazzo dalit non è presentato come un povero oppresso ma è un ingeniere informatico ed è interpretato da un attore di carnagione chiara.

Il mondo di Bollywood, tocca più spesso la questione delle diversità religiose e di solito ignora la questione delle caste. I film più realistici che affrontano la questione delle caste, parlano di ingiustizie, povertà e emarginazione, ma questi sono i film per i festival del cinema e non hanno i colori sgargianti di Bollywood.

Penso che dal punto di vista sociologico e antropologico, vi sarebbe molto da analizzare e riflettere su come l’India viene rappresentata all’estero a partire da Salgari fino alle telenovele brasiliane, per costruire la rappresentazione di quello che Edward Said chiamava “l’Orientalismo”.

Comunque, la cultura è una parte integrante della globalizzazione ed è strettamente legata all’immagine e al commercio. Se gli Stati Uniti hanno costruito questo suo “potere morbido” (“soft power” – per contrappore il termine al Hard Power, ciò è, il potere delle armi) sulla base di McDonald, KFC, Hollywood e Michael Jackson, Italia l’ha fatto sulla base dei vini, dei prodotti alimentari come gli spaghetti e la pizza, della moda e della creatività. Con la crescita economica degli ultimi anni, anche i paesi come Brasile, Messico, Nigeria, India e Cina, cercano di sostituire le loro immagini passate con le nuove immagini più vendibili. Così India cerca di sostituire la sua immagine della povertà e della fame con quello degli ingenieri informatici e del mondo colorato e felice di Bollywood.

Per quanto riguarda l’immagine italiana in India, oggi Sonia Gandhi è lo strumento più potente che costruisce un’immagine di Italia come un paese delle persone buone, oneste e sincere. Lei aveva già l’immagine di una persona riservata e semplice, pronta a sostenere la suocera (Indira Gandhi) e il marito (Rajeev Gandhi). Durante le elezioni del 2004, quando lei è riuscita a superare tutti gli attacchi contro il suo “essere straniera” e poteva scegliere di diventare il primo ministro dell’India, la sua rinnuncia volontaria, ha costruito una sua immagine ancora più forte. Ormai, lei non ha bisogno di nessun ruolo politico in India, si è già assicurata il posto della “madre saggia e buona” nell’immaginario popolare indiano.

Il mese scorso quando ero in India, più di una volta, vi erano delle vignette legate agli scandali di Berlusconi sulle prime pagine dei giornali indiani, ma quando parlavo con le persone e dicevo che vivo in Italia, nessuno ha mai nominato Berlusconi, invece quasi tutti subito parlavano di Sonia Gandhi.

In Italia, la costruzione dell’immagine dell’India nel ultimo secolo è stata fortemente legata ai libri di Emilio Salgari e ai film basati sulle sue storie. Questa immagine è più vicina al stereotipo dell’oriente misterioso ed esotico con gli elementi come i serpenti, i thugs, i pirati, la giungla, ecc. Mahatma Gandhi, yoga, ayurveda, religioni orientali erano altri elementi dell’immagine storica dell’India in Italia. Ultimamente, il Bollywood, lo sviluppo dell’informatica e la crescita economica dell’India hanno allargato questa immagine introducendo nuovi elementi.

Così quando la TV presenta film di Bollywood come il ciclo “Amori con turbanti” si rinforza questa creazione dell’immagine. Ancora l’MTV italiana non presenta la classifica dei top ten della musica indiana ma forse un giorno arriverà anche quella? Non perché i responsabili di MTV avranno capito il valore di arricchire e diversificare la proposta culturale, ma solo perché avrà consumatori e potrà migliorare l’audience.

mercoledì 8 luglio 2009

Estate 2009: Bollywood torna su Rai 1


Dopo la felice esperienza del 2008, anche quest anno, torna il ciclo dei film di Bollywood “Amori Con Turbanti” su Rai 1 da sabato 11 luglio 2009.

Il primo film del ciclo è “Sposerò mia moglie”. Cercare di indovinare il titolo originale di un film dal titolo italiano non è facile, comunque dopo un po’ indagini ho scoperto che si tratta di “Namastey London” del regista Vipul Shah, uscito nel 2007.



Il film è la storia di Jasmeet, una ragazza di origine indiana (Katrina Kaif) cresciuta in Gran Bretagna, che preferisce chiamarsi Jazz ed è innamorata di un ragazzo inglese, Charley Brown. Il suo padre Manmohan Singh (Rishi Kapoor) non vuole che lei si sposi con un ragazzo inglese ma fa finta di accettare l’idea di questo matrimonio, e poi con un inganno porta la figlia in India e la fa sposare con Arjun Singh, un ragazzo indiano (Akshay Kumar), figlio di suo amico.

Jazz e Arjun arrivano in Gran Bretagna e Jazz chiarisce a Arjun che per lei questo matrimonio è solo una finzione, l’aveva accettato solo perché non vi era altra scelta, ma lei intende sposare il suo ragazzo.

Arjun, anche se innamorato della moglie, capisce che Jazz ha ragione e la promette di non ostacolare i suoi piani, ma dentro di se spera che la ragazza capirà il suo amore e dimenticherà il ragazzo inglese ...

C’è una seconda storia parallela di un signore pakistano, Parvez Khan (Javed Sheikh, un attore pakistano) e suo figlio Imran (Upen Patel). Come Jazz anche Imran non vuole sentir parlare della propria cultura d’origine, si considera inglese a tutti gli effetti e vuole sposare una ragazza inglese.

Il film era il primo grande successo commerciale della coppia, Akshay Kumar e Katrina Kaif. I due attori, Akshay e Katrina, non erano male nel film, e il film aveva della bella musica. Per quanto riguarda la musica, mi piaceva molto una canzone del film, “Main zahan rahoon, main kahin bhi rahoon, teri yaad saath hai” (Non importa dove sarò, il tuo ricordo sarà con me) cantato dal cantante pakistano Rahat Fateh Ali Khan.

Nonostante tutto questo, nell’insieme non mi era piaciuto questo film forse perché non concordavo con il suo messaggio di fondo, ciò è, che la cultura indiana/asiatica è buona e genuina, mentre in occidente i rapporti sono superficiali e frivoli, e che gli emigrati devono cercare di salvaguardare la propria cultura e per questo, dovrebbero sposarsi all’interno del proprio gruppo etnico e religioso. Penso che ogni cultura ha degli aspetti positivi e altri meno positivi, e non concordo assolutamente che emigrati devono sposarsi solo nella propria etnia per “conservare la propria cultura”.

Ma forse per guardare la maggior parte dei film di Bollywood, non bisogna prenderli troppo sul serio!

Il secondo film del ciclo, programmato per il sabato 18 luglio è “L’amore arriva con il treno”. Per il momento non sono riuscito a scoprire nient altro di questo film, per cui non so il suo titolo originale.

Uno dei recenti film di Bollywood dove un viaggio in treno giocava un ruolo importante nella storia era Jab We Met (Quando ci siamo incontrati, 2007) con Kareena Kapoor e Shahid Kapoor. La storia d’amore tra un top manager depresso che vuole suicidarsi e una ragazza sikh chiacchierona che si incontrano durante un viaggio in treno, era uno dei grandi successi del 2007, sia del pubblico che della critica.

Non so se "L’amore arriva con il treno" sia proprio “Jab we met” o è un altro film. Lo sapremmo la prossima settimana.

Purtroppo, il sito della Rai non ha nessun comunicato riguardo questo ciclo di film e trovare informazioni relativi ai film sul sito di Rai 1 non ha portato dei risultati.

Invece, speriamo che questa volta i film non saranno completamente senza le canzoni e le danze, il tratto che caratterizza il mondo di Bollywood. E’ vero che i film indiani sono spesso troppo lunghi per la programmazione serale e tagliare le canzoni e le danze è il modo più facile di ridurre la durata dei film. Tuttavia, penso che sarebbe meglio tenere almeno 1-2 canzoni e danze in ogni film!


martedì 7 luglio 2009

I due fratelli - Gil Rossellini e Raja Dasgupta



Alcune persone nascono nel segno del destino, che le prende e poi disegna per loro delle vite improbabili che sembrano inventate dalla fantasia di qualche scrittore. Anche la storia dei fratelli Raja e Gil sembra scritta da uno scrittore.

Circa 9 mesi fa, il 3 ottobre 2008, Gil è morto a Roma. Non aveva ancora compiuto 52 anni. Con la notizia della sua morte, i giornali italiani hanno parlato di lui come il “figlio adottivo di Roberto Rossellini, che fu compagno della donna indiana Sonali Dasgupta”. Insieme, vi erano poche righe sulla sua malattia a causa della rara patologia che l’aveva costretto su una sedia a rotelle negli ultimi anni e sull’ultimo episodio del suo documentario riguardo alla sua malattia, “Kill Gil volume 2 e ½”.

Non ho mai avuto l’occasione di conoscere Gil Rossellini, ma conosco suo fratello maggiore, Raja Dasgupta, che fa il regista e vive a Calcutta in India con sua moglie, l’attrice Chaitali e con suo figlio e giovane regista, Birsa Dasgupta.



Inizio della storia: Vorrei iniziare questa storia dagli eventi alla fine del 1956 e all’inizio del 1957 che avevano coinvolto i loro genitori, quando Raja aveva 4 anni e Gil aveva pochi mesi e ancora si chiamava Arjun, come l’eroe guerriero del poema epico indiano Mahabharata.

Raja e Arjun, erano figli di Harisadhan e Sonali Dasgupta.Quando nacque a Bombay il suo secondogenito Arjun, il 23 ottobre 1956, Harisadhan aveva 34 anni, era un regista benglaese molto stimato, compagno, collaboratore e amico di registi come Satyajit Ray. Il primo figlio, Raja, era nato nel 1952.

Nel frattempo, il famoso regista italiano, Roberto Rossellini, che allora stava con l’attrice svedese Ingrid Bergman, fu invitato in India dal primo ministro indiano, Pandit Jawahar Lal Nehru con l’idea di girare un film sull’India.

In dicembre 1956, quando Roberto arrivò in India, aveva 51 anni. Sonali fu assunta come una sua collaboratrice per le riprese del film. La storia d’amore tra il regista italiano e la donna sposata e madre di 2 figli, aveva suscitato grande scandalo e i giornali chiedevano l’allontanamento di Rossellini dall’India.

Nel settembre 1957, circa 9 mesi dopo l’arrivo di Roberto in India, una notte Sonali arrivò con il piccolo Arjun in braccio all’hotel di Roberto a Bombay. Avevano deciso di sfuggire a Delhi e poi in Europa. Sonali viaggiò in treno a Nuova Delhi accompagnata da Husein, travestita come una signora musulmana.

Nonostante le proteste popolari contro questa storia d’amore proibito, il primo ministro indiano Pandit Nehru e la sua figlia, Indira Nehru Gandhi, aiutarono Roberto e Sonali a lasciare l’India, insieme al piccolo Arjun. Due mesi dopo, a Parigi, Sonali partorì una bambina, Raffaella.

La trasformazione di Arjun in Gil: In Italia, Arjun Dasgupta fu legalmente adottato da Roberto e diventò Gil Rossellini.

Suo fratello maggiore, Raja, non si ricorda il trauma di quei giorni, dice che era circondato dai nonni, zii, zie e cugini della famiglia allargata e non aveva sentito la mancanza della mamma.

In Italia, anche Gil si trovò subito circondato da una grande famiglia, composta dai figli che Roberto aveva avuti dalle sue precedenti unioni con Marcellina e Ingrid. Gil aveva un buon rapporto con il padre adottivo Roberto e si identificava con lui, come si può intuire dalla sua passione per le macchine da corsa, dichiarata in un’intervista al festival del cinema di Venezia nel 2005, “Quella per la Formula 1 è sempre stata una mia passione. E' una cosa che ho nel sangue. La zia di mio padre, la baronessa Maria Antonietta Avanzo, correva per la Ferrari alla fine degli anni Venti e mio padre corse anche la Mille Miglia".

Dall’altra parte, la stampa italiana parlava di lui quasi sempre come “il figlio adottivo”, forse questo urtava la sua sensibilità? Gil aveva ereditato anche il colore della pelle più scura da suo padre naturale, e forse anche questo creava qualche difficoltà per lui, sopratutto quando era giovane?

Per esempio, Palmira Rami, moglie del giardiniere di Villa Bergman a Santa Marcellina (RM) si ricorda così l’infanzia di Gil, “Roberto era andato in India ed aspettava lì l'arrivo di Ingrid ma Ingrid non vi andò, stava girando un film con Lars e così Roberto tornò dall'India con una nuova fiamma, la bellissima Sonali. Avevo grande simpatia per il figlio Jill, un simpaticissimo negretto che Sonali aveva avuto dal suo precedente marito. Ricordo che mio figlio Sergio non voleva giocare con Jill, perché aveva paura e i grandi sforzi di Giovanna Ralli per cercare di convincere Sergio a giocare con Jill. Jill era un bambino molto buono e faceva di tutto per guadagnarsi l'amicizia di mio figlio. Jill era un bambino molto sensibile e soffriva molto quando nella villa veniva tanta gente e lui essendo scuro di pelle si sentiva molto osservato, allora correva da me e da Iva la cuoca e si metteva a piangere dicendo che voleva essere un bianco.”

Gil studiò a Roma e poi, nel 1971 si trasferì in America, dove frequentò l’Università di Rice e l’università di Houston. Dopo gli studi universitari, lui lavorò come musicista a Houston per sei anni fino al 1980.

Nel 1984 quando oramai aveva 28 anni, Gil aveva incontrato suo padre naturale, Harisadhan Dasgupta, per la prima volta dopo la fuga dall’India nel 1957. Non tornò per incontrare Harisadhan altre volte, ma era rimasto in regolare contatto con il fratello Raja. Harisadhan si ritirò dal mondo dal cinema nel 1986 e morì a Santiniketan nel 1996.

Raja sceglie il mondo del cinema: Raja aveva frequentato la scuola Calcutta Boy’s school e poi si era laureato presso l’università di Nuova Delhi nel 1974, l’anno in cui incontrò anche sua madre per la prima volta dopo un intervallo di 17 anni.

Tra il 1976 e il 1982, Raja ha assistito il padre nella realizzazione di diversi documentari. Ha realizzato il suo primo documentario nel 1979, “Una canzone per Birsa”, vincitore del premio dei giornalisti per il migliore documentario. Quello stesso anno era nato suo figlio Birsa.

Negli ultimi 30 anni, Raja ha girato un centinaio di film, tra i quali telefilm, documentari, pubblicità e fiction. (Completa filmografia di Raja Dasgupta)

Raja si presenta come una persona molto tranquilla e calma. Quando gli chiedo di parlare di quegli anni, quando sua madre era andata via con suo fratello, lui risponde senza grande enfasi, “Per molti anni non lo sapevo, ero circondato da parenti e dalla famiglia!” Dice anche che non sente nessun rancore per quello che era successo tra i suoi genitori e che ha un rapporto tranquillo con la madre.

Gli anni di lavoro di Gil: Nel 1981 Gil iniziò a lavorare nell’ ambito della produzione cinematografica a New York, e continuò in questo campo fino al 1984. In questo periodo, lui aveva partecipato nell’ equipé di diversi film compreso “Il re della commedia” di Martin Scorsese e “C’era una volta in America” di Sergio Leone.

Nel 1984 Gil iniziò la sua carriera di regista, scrittore, produttore di film, cortometraggi, documentari, reportage, video musicali e eventi multi-mediali, dando avvio al “Rossellini & Associates” che aveva uffici in New York (USA), Roma (Italia) e Nuova Delhi (India).

I suoi più importanti lavori (film e documentari) sono stati realizzati tra il 1985 e il 2004.

Lui si era sposato con Eddy Fortini e poi la coppia aveva divorziato. Sembra che non avessero figli. Eddy è venuta al festival del cinema di Roma in ottobre 2008, per presenziare la proiezione di “Kill Gil 2 e ½”, dopo la scomparsa di Gil.

La tragedia improvvisa: La tragedia arrivò con passi felpati nell’autunno del 2004, quando un giorno Gil scivolò nella vasca da bagno a Roma e batte le testa contro un vecchio specchio. Fu portato al pronto soccorso e gli fu riscontrata una ferita e una contusione. Tornò a casa incerottato e con un collarino. Il 19 novembre 2004, era al festival del cinema di Stoccolma in Svezia per presenziare la proiezione di “La Principessa di Ledang”, quando avvertì un malore e all’improvviso entrò in coma. I medici del Karolinska institute di Stoccolma gli diagnosticarono una rara infezione da stafilococco, dovuta al trauma nel bagno a Roma.

Dopo 3 settimane di coma e dopo diversi interventi, Gil aveva ripreso coscienza, ma oramai aveva paraplegia ed è stato trasferito in una clinica specialista in Svizzera, dove è rimasto fino al 2005, ed è uscito su una sedia a rotelle.

Negli ultimi anni, oltre alla sua passione per il cinema, Gil era diventato anche un sostenitore dei diritti delle persone con disabilità. In un’intervista rilasciata nel 2006, Gil aveva detto, “Vi siete mai chiesti perché mai si vedono così pochi disabili in Italia? Molti si vantano dicendo che siamo un popolo di persone sane. Ma non è vero: sono tre milioni gli italiani disabili. Tre milioni di persone che non escono di casa.”

Così con il “Kill Gil 2”, Gil si era deciso "ad affrontare non con mano pesante e, senza fare comizi, l'impossibilità di abitare a Roma per chi vive questa condizione. E parlo di Roma solo perché è la città in cui vivo, non solo per i problemi oggettivi di questa città piena di saliscendi, ma per il fatto che anche quando l'amministrazione ha lavorato bene si incontra l'indifferenza della gente. Negli scivoli per i portatori di handicap trovi parcheggiati dei motorini e anche nei posti auto riservati sono occupati da chi non ha il permesso".

Conclusioni: Raja e Gil, due fratelli, cresciuti migliaia di chilometri lontani uno dall’altro, avevano trovato la stessa passione del cinema, quello che riuniva anche i loro padri, Harisadhan e Roberto. Il destino aveva preso per mano Gil e gli avevo dato la possibilità di crescere circondato dal mondo del cinema internazionale, mentre Raja è rimasto più ancorato al cinema bengalese.

Forse dentro di sé Gil portava le ferite dal suo passato, ma sembra che alla fine avesse trovato un suo equilibrio. Quando tutto sembrava procedere per il meglio per lui, all’improvviso, il destino era intervenuto di nuovo, portando Gil in una direzione inaspettata, fino alla sua scomparsa.

Con l'aiuto di Gil, Raja pensava di realizzare un film sulla vita di Mir Zafar, un personaggio della storia indiana ai tempi del colonialismo inglese. Dice, “Questo film ha bisogno di sostegno internazionale. Gil era entusiasto all’idea del film. Ma dopo la sua scomparsa, penso che il mio sogno resterà solo un sogno.”

Raja spera che la sua eredità artistica troverà una nuova direzione tramite suo figlio Birsa. In questi giorni, Birsa ha finito il primo film “033” che dovrebbe uscire nelle sale cinematografiche indiane fra 1-2 mesi. Il lavoro di Birsa ha ottenuto importanti riconoscimenti ed è considerato tra i più importanti registi emergenti del cinema bengalese indiano.

Lo scandalo per la storia d’amore tra Roberto e Sonali ormai è una pagina sbiadita della storia.


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