giovedì 29 marzo 2007

Molto mosso, agitato, allegro

Ero molto agitato. Forse perché ero un po’ stanco di questi viaggi. Alzare presto, partire presto alla mattina e tornare tardi alla sera. Durante la mattina continuamente cercare i bagni per via del diuretico che devo prendere. E alla sera, fare tardi con le medicine serali, e così essere costretto a svegliarmi di notte una o due volte per andare in bagno.

L’altro giorno, nel parco mentre portavo il cane alla sua solita passeggiata, avevo incontrato una signora e che ad un certo punto del nostro breve scambio, aveva fatto una smorfia e sussurrato, “Che brutta che è la vecchiaia!” Ero embarassato, l’avevo salutato e me ne andato via a passo veloce.

Vecchiaia è brutta? Sono d’accordo con lei fino ad un certo punto. E’ bello non avere le ansie della gioventù. E’ bello pensare ai nipotini che forse arriveranno, prima o poi. E’ bello non lasciarsi preoccupare più di tanto perché per esperienza si sa già che tutto passa, prima o poi. Invece i diuretici, quelli si che sono noiosi. E la fatica di cercare i titoli dei libri nella biblioteca. Provi con gli occhiali, provi senza, ma non si vedono bene lo stesso.

Scusatemi, ho perso la strada. Ultimamente mi succede abbastanza spesso, e non so se devo cominciare a preoccuparmi. Inizio qualcosa ma poi perdo il filo e parto per un’altra direzione e finché mi perdo completamente. Forse non è la vecchiaia, è lo stress? Ieri in treno leggevo dello stress e del “burnout” degli insegnanti. Insegnanti che all’improvviso hanno paura che uno studente potrebbe accoltellarli sulla schiena mentre sono girati verso la lavagna. Insegnanti che non sorridono più. Che non riescono più ad andare avanti, o in dietro. Ecco, avete visto, è successo di nuovo, mi sono perso un’altra volta.

Voglio parlare del mio viaggio di ieri, invece mi perdo nelle storie degli insegnanti pietrificati e delle signore con i cani. Ricominciamo da capo. Ero agitato.

Avevo voluto scrivere qualche post sul mio nuovo blog che si chiama “Blog Che Ci Piacciono”, prima di partire. Tutto perché nella mia testa ho pensato che ogni giorno, questo blog deve avere almeno tre post nuovi, e quando sei in ritardo e cerchi di fare troppe cose, è facile agitarsi.

Così avevo fatto un po’ tardi e poi alla stazione, la macchina automatica dove facevo la fila era occupata da una persona che continuava a toccare lo schermo per andare avanti e in dietro al infinito forse perché voleva controllare tutti i percorsi possibili e non riusciva a decidersi. Invece non potevo fare meno della macchina automatica perché con la prenotazione via internet, avevo chiesto di avere un biglietto tramite le macchine. Arrivai alla macchina giusto all’ultimo minuto quando ormai il mio treno era già arrivato in stazione e poi, mi lancai in una corsa che sicuramente fece bene al mio cuore e al mio desiderio di bruciare più calorie possibili, ma forse qualche altro passegero è rimasto un po’ scioccato.

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A Roma mi ricordavo la strada fino alla fermata Flaminio della metropolitana. Dopo mi ricordavo un autobus che mi avrebbe portato fino ad una grande piazza da dove potevo camminare fino alla Farnesina. Ma non mi ricordavo il numero dell’autobus che dovevo prendere, ne il nome della piazza dove dovevo andare.

Mentre cercavo l’autobus che dovevo prendere, intravidi uno spettacolo stranissimo. La piazza del popolo era stata riempita dalle figure di altezza umana costruite con le lattine vuote, carta da macero, pezzi di tubi e di macchinette varie, e altre cose che di solito si buttano nei rifiuti.

Era la mostra Trash People dell’artista tedesco Ha Schultz e mi faceva ricordare l’armata di terracotta del tredicesimo secolo sepolta a Xian in Cina. Una volta in Piazza, dimenticai completamente che ero venuto a Roma per andare alla Farnesina. Invece andai su Pincio fino al piazzale Napoleone. Anche questa fu una mossa buona per il mio cuore e per bruciare le calorie, anche se nella mia giacca e cravatta, iniziavo a sudare. La visione dell’armata degli esseri dei rifiuti era favolosa. Con riluttanza scesi giù e iniziai a correre. Ormai mancavano 20 minuti al mio appuntamento e non avevo ancora scoperto come arrivare alla Farnesina.





Ho letto che il comune vuole fare un parcheggio intterrato dentro la collina di Pincio. Penso che non sarebbe una buona mossa. Ormai le macchine sono come i poveri che dalle aree rurali che vengono nelle grandi metropoli della Cina e dell’India, non c’è modo di ridurrne il numero finché il sistema resta invariato. Tutti i parcheggi che oggi sembrano grandi, domani saranno insufficienti e si dovrà cercare altri parcheggi per ridurre il casino del traffico che poi non si ridurrà lo stesso.

Famose ultime parole, sento qualcuno sussurare. Magari le macchine stanno per scomparire fra qualche anno. Avremmo un nuovo mezzo di transporto che dopo il viaggio si potrà piegare e tenere in tasca. Così potremmo avere tutte le macchine che vogliamo. Non inquineranno ne anche, e non intaseranno le strade perché voleranno. Dopo potremmo lamentare di questa cortina di macchine che blocca i raggi del sole e sta creando il grande freddo, e così i poveri immigrati non dovranno morire in mare, potranno camminare lungo il ponte ghiacciato che collega Africa all’Europa e Europa el polo nord e il polo nord all’america!

Scusate, è successo di nuovo, mi sono perso un’altra volta.

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Ero stato alla Farnesina molti anni fa ma allora fu per una riunione non molto importante. Forse eravamo rimasti in una sala poco importante. Non me la ricordavo così imperiale e grandiosa. Invece questa volta dovevamo andare all’ufficio del vice ministro. Ero affascinato dalla statua dorata di Giulio Cesare che si ammirava in uno specchio, dalle sculture lungo i corridoi che guardavano fontane e ampi saloni di marmo e stucco. Invece eravamo in ritardo e non si poteva fermare.

Quando torniamo, farò tante foto, mi sono detto.

Invece durante il viaggio di ritorno, ci siamo persi. Scendevamo lungo scale e corridoi affiancati dagli uffici, ma non si vedeva nessuna statua o scultura. Cercai di dire che forse era meglio tornare in dietro e rifare la strada che avevamo fatto per venire ma ormai era troppo tardi e chiedendo istruzioni in giro, siamo usciti fuori!

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Ho preso il nuovo treno superveloce da Roma che si chiama T-Biz. Avevano un’offerta speciale con biglietti a “prezzo amico”. Costava quanto un Eurostar normale. Interni del treno erano molto belli e curati e avevano anche le hostess le quali hanno offerto anche una bibita gratis, un po’ come si faceva una volta con gli Eurostar. Non hanno offerto un giornale, ma forse hanno già superato quella fase o forse lo fanno soltanto di mattina.

Comunque, viaggiare era un piacere. Roma-Bologna in meno di 2,5 ore senza fermate. Ogni tanto quando i binari si avvicinavano all’autostrada, faceva impressione vedere che nessuna macchina riusciva a superare il nostro treno.

L’unico neo era la porta della nostra carrozza che ha rifiutato di aprirsi a Bologna. Un guasto tecnico nella nuova meraviglia della tecnologia. Succede nelle migliori famiglie. Comunque alle 21,00 ero già a casa. Allegro e contento della giornata.

giovedì 8 marzo 2007

Difficoltà di comunicare!

Ricevuto questa storia da un'amica indiana:

La nazioni unite hanno svolto un indagine in tutto il mondo. L'indagine comprendeva soltanto una domanda:

"Per favore, può darci la sua onesta opinione riguardo le soluzioni relative alla scarsità di cibo nel resto del mondo?"

Purtroppo, l'indagine non ha fornito risposte adeguate per i seguenti motivi:

In Africa, non sapevano cosa significa "cibo".

In India non sapevano cosa signifca "onesta".

In Cina non sapevano cosa significa "opinione".

In medio oriente non sapevano cosa significa "soluzioni".

In Europa non capivano il significato di scarsità.

In Sud America non riuscivano a capire cosa vuol dire "per favore".

E negli Stati Uniti, non capivano la frase "resto del mondo".

giovedì 1 marzo 2007

Dor – Il Filo (2006)

Dor (Filo) è nuovo film del giovane regista indiano Nagesh Kukunoor. Nagesh è conosciuto per i suoi piccoli film senza le grandi stelle di Bollywood, ma sono film con trame innovative, anche se un po’ di nicchia. Il successo del suo ultimo film “Iqbal” (2004), la storia di un ragazzo musalmano sordo che vuole diventare parte della squadra nazionale di cricket, l’aveva portato al primo piano nel mondo del cinema popolare indiano.



Trama del film: Dor è la storia del filo invisibile del destino che può all’improvviso sconvolgere le nostre vite e può costringerci di agire in modo inconsueto che non avremmo mai sperimentato prima. Il film è la storia di due donne, Mira (Ayesha Takia), una neo-sposa indù nel deserto di Rajasthan e Zeenat (Gul Panang), un’insegnante da un piccolo villaggio musulmano delle montagne di Himalaya.



Mira

Mira è stata sposata con Shanker (Anirudh Jayakar), è piena di vita, e sta imparando a conoscere e amare il marito scelto dalla sua famiglia. Loro vivono con i genitori di Shanker, Randhir (Girish Karnad) e Leela (Shivani Joshi), e la vecchia nonna vedova, Laxmi Bai (Uttara Baokar). Il mondo di Mira è pieno di felicità e promesse, suo marito ha trovato lavoro in medio-oriente e potrà guadagnare molti soldi per aiutare il padre a riscattare l’antico palazzo della famiglia. Sono costretti a vivere nella piccola e miserabile abitazione adatta ai servi nel cortile del loro grande palazzo mentre il palazzo è occupato da un giovane industriale (Nagesh Kukunoor, anche il regista). I suoi suoceri la vogliano bene perché ha portato buona fortuna alla famiglia. Lontano dagli sguardi dei genitori, Mira prova a ballare come le attrici di bollywood per il suo marito. Solo la nonna, vestita sempre con i colori neri delle vedove, sembra un po’ infastidita dalla giovane sposa.

Shanker e Mira

Zeenat vive nella montagna con il suo padre Beg Sahib (Banwarilal Taneja) e ama Amir (Rushad Rana). E’ una ragazza indipendente, vuole vivere la sua vita secondo i propri principi. Non porta il velo, va a lavorare alla scuola e forse per questo, non è ben vista dai genitori di Amir. Anche Amir riesce a trovare un impiego in medio-oriente e vuole approfittare da questa opportunità di guadagnare un po’ di soldi, con i quali potrà avviare una propria attività al suo ritorno. Prima di partire chiede a Zeenat di sposarlo e la ragazza acconsente. I genitori di Amir non partecipano alla festa, perché secondo loro il loro figlio è stato stregato da questa ragazza poco ortodossa.

Dall’Arabia Saudita Shanker manda i soldi alla famiglia e suo padre conta i mesi che mancano per saldare tutto il debito per riavere il loro palazzo. Questo loro figlio è stato proprio bravo, dice alla giovane nuora che deve fare diverse ore di strada su un cammello per andare da uno con un telefono cellulare per poter parlare con il suo sposo per qualche minuto.

Anche Amir manda i soldi ogni mese alla sua neo-sposa, ma Zeenat porta tutti i soldi ai genitori del marito. “Io guadagno come maestra, non ne ho bisogno, ma voi ne avete più bisogno”, dice. Poco alla volta i genitori di Amir cominciano a capire che la sposa del loro figlio è una brava ragazza.

All’improvviso tutto cambia. Al telefono Mira scopre che il suo marito è morto in un incidente. Mira diventa una vedova poco gradita alla famiglia, ha portato sfortuna alla famiglia. Deve vestirsi di nero e non ha più diritto di sorridere, ballare o cantare.

Dall’altra parte, Zeenat riceve la visita di un funzionario del governo. Sembra che il suo marito ha spinto il suo compagno di camera giù dal balcone uccidendolo. Secondo la legge islamica, deve pagare con la sua morta. L’unico modo per sfuggire la sua condanna di morte è di avere un perdono dalla moglie dell’uomo ucciso.

Zeenat ha soltanto una foto del proprio marito con il suo compagno di camera, Shanker. Non sa il cognome di Shanker, non sa dove abita la sua famiglia. Ma se vuole salvare il proprio marito, deve cercare la vedova di Shanker e convincerla di firmare il perdono per Amir. Lei conosce Amir, pensa che non è una persona violenta. Se Shanker è caduto dal balcone, deve essere stato un’incidente, lei ne è convinta. Anche se non è mai andata fuori dai confini del suo mondo da sola, per salvare il marito, lei parte alla ricerca della vedova di Shanker.

In Rajasthan, lei incontra Behroopiya (Shreyas Talpade), un ragazzo giovane con un’ampia gamma di travestimenti per truffare e rubare gli ignari. Behroopiya è catturato da questa ragazza strana che va in giro da sola. Prima la ruba e poi si offre di aiutarla, Behroopiya diventa il suo compagno nella ricerca. Anche se Zeenat ha subito chiarito che è li solo per salvare il proprio marito, in un momento di debolezza, Behroopiya non riesce a controllarsi e le confessa il proprio amore.

Zeenat incontra Behroopiya
Alla fine Zeenat arriva nel villaggio giusto e va a parlare con i genitori di Shanker. Viene insultata, sputata in faccia e cacciata da casa, dicono che non firmeranno mai il perdono per l’assassino del loro figlio. Zeenat non si lascia scoraggiare e decide di fermarsi un po’ fuori del vilaggio per cercare di parlare con la vedova di Shanker. L’opportunità arriva quando scopre che ogni giorno Mira esce da casa per andare al tempio.

Soltanto quando Zeenat incontra Mira capisce la tragedia della giovane vita e non ha il corraggio di dirle la verità. Poco alla vita le due donne diventano amiche. Mira che si sente così sola e la sua vita ha perso tutta la gioia, resta affascinata da Zeenat, che vuole vivere la propria vita secondo le proprie convinzioni e non secondo le tradizioni. Poco alla volta Mira sviluppa coraggio di interrogare le regole tradizionali che governano la vita delle vedove della sua comunità così rigidamente.

Intanto il tempo passa. Un giorno Behroopiya porta la notizia. E’ vicina il giorno della condanna di morte per Amir. Se Zeenat vuole salvare la vita del proprio marito, deve affrettarsi. Dall’altra parte, lo suocero di Mira accetta la proposta dell’industriale che abita nel palazzo, di pagare parte del suo debito con il corpo della giovane vedova.

Quando Zeenat le svela il suo segreto, Mira ne resta sconvolta, e rifiuta di firmare il perdono. Dice, “Hai approfittato di me, della mia semplicità! Hai fatto finta di essere la mia amica, e mi hai tradito”, e torna a casa dove i suoceri hanno scoperto che lei si vede con la moglie del assassinio del loro figlio. Non potrà più uscire fuori da casa.

Zeenat è scoraggiata. Ha fatto tutto quello che poteva ma non è riuscita a salvare il proprio marito, e parte per il viaggio di ritorno.

Intanto Mira ci ripensa alla sua amica e vorrebbe aiutarla. La nonna vedova aiuta Mira a scappare da casa e andare a cercare Zeenat.



Commenti: La forza del film è la sua semplicità e i suoi tre attori principali. Gul Panang nel ruolo di Zeenat, è brava a esprimere un senso di forza e determinazione. Ayesha Takia ha la faccia innocente di una bambina e riesce a trasmettere l’angoscia della giovane vedova, piena di vita ma costretta a chiudersi nella prigione delle tradizioni. Shreyas Talpade, nel ruolo di Behroopiya aggiunge gioia al film con il suo continuo chieccherare e travestimenti.

Da una parte, tramite il personaggio di Mira il film tocca la vita delle vedove nei villaggi dell’India odierna e dall’altra presenta il volto della modernità e autodeterminazione delle donne, tramite il personaggio di Zeenat. Che Zeenat sia una donna musulmana è importante anche per allargare l’immaginario popolare del cinema indiano, quasi esclusivamente popolato da personaggi delle donne musulmane tradizionali e sottomesse.

Il film è molto piacevole da guardare, dove i colori del deserto fanno da sottofondo. Senza cadere nella trappole del melodramma e delle prediche, il film riesce a toccare argomenti importanti e passare il proprio messaggio in maniera leggera e piacevole.

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